La storia di Preazzano…

PreazzanoPreazzano, con i suoi 450 abitanti, è uno dei 13 casali del comune di Vico Equense. Paese collinare, a 500 m. di altitudine, ha clima salubre, fresco asciutto. Oggi è conosciuto per la sua sagra della “Melanzana” che si svolge nei festeggiamenti del santo protettore San Vincenzo Ferrer, la terza decade di Agosto. In epoca romana si chiamava Preatianus, cioè fondo agricolo di un nobile preatius intorno alla cui xasa sorsero altre abitazioni, diventando centro rurale, vero e proprio villaggio che sussisterà anche nel Medioevo chiamandosi Priaczano. Il documento più antico che ne attesta l’esistenza è un isrumento del 1485 del notaio Parascandolo, come pure viene menzionato nella Santa Visita di mons.Regio del 1602. Il documento più vecchio dell’ archivio parrocchiale risale al 12.10.1632 inerente al legato “Silva di Trombeano”, mentre il primo libro dei defunti al 1632 e quello dei battezzati al 1646. Al posto della cappella di San Nicola nel 1752 fu costruita l’attuale chiesa dedicata all’Apostolo Andrea e fu consacrata da Mons.Paolino Pace nella Santa Visita del 02.05.1775. Il tempio a croce latina è un armonia di linee barocche, i colori predominanti sono il bianco degli stucchi, il rosa delle pareti e il grigio rosa della cupola. L’altare maggiore di marmi pregiati come pure gli otto laterati e la balaustra ed il battistero sono opera del marmolaro Andrea Di Lucca di Napoli della metà del XVIII sec. Iquandri, le statue e gli arredi sono di ottima fattura perché provengono da Napoli capitale del Regno dei Borboni. In epoca borbonica fiorenti erano a preazzano le ferraie monopolio della famiglia Cocurullo, infatti c’è il detto “Scaverafierro ‘e Preazzano”, mentre la famiglia Buonocore aveva un filatoio per le sete e commerciava con Napoli i bachi-semi che venivano conservati in fiaschi dentro una grotta frigorifero. Per gli intensi rapporti commerciali con la capitale la frazione godeva di un certo benessere economico, infatti nel 1805 fu acquistato dall’ organaro Francesco Corci, napoletano, l’attuale organo a canne. Anche culturalmente, grazie al clero illuminato del tempo, primeggiò in penisola, come si può leggere dalla lapide posta in chiesa: “A memoria del parroco Don Giuseppe Buonocore(1803-1875) pastore vigilante, sensibile ai problemi dell’ istruzione. Grazie alla solerzia di suo cugino Don Francesco Saverio Buonocoree all’interessamento di Mons. Pietro Naselli, ottenne dai sovrani del regno delle Due Sicilie un assegno di 80 ducati per istituire in questo casale una scuola pubblica per l’insegnamento religioso e scientifico delle giovinette paesane e straniere. Affinchè tutti partecipassero di questa provvidenza la inaugurò con una cerimonia solenne in questa chiesa l’8 Dicembre 1861”. Dopo l’unità d’Italia i tempi mutarono e Preazzano ritornò alla sola economia agricola. Negli ultimi decenni, grazie al benessere economico della nazione, molti preazzanesi hanno trovato occupazione del terziario e nei servizi ed affinché antico e moderno possa essere valorizzato elenchiamo i prodotti della nostra terra e dell’ artigianato.

… Ed i suoi prodotti

PRODOTTI DELL’AGRICOLTURA

Artigianato Sagra di PreazzanoDi qualità che si possono acquistare dai nostri contadini sempre cortesi che praticano prezzi convenienti . Oliod’oliva. Dalle olive di Preazzano, nel passato come nel presente, dai frantoio sono sgorgati fiumi d’olio, in particolare dalla macina delle olive della località “campi d’olio”. Vico rosso e biancoda pasto erede del famoso vino delle “sette pezze”. Particolarmente apprezzato il vino rosso con la caratteristica abboccatura dovuta all’ uva di “sabato”. Ortaggi e frutta che, data l’altitudine abbondano nel periodo estivo, in particolare le melanzane di varie qualità che si possono cucinare in tanti modi . C’è anche una produzione di legumi secchi che una volta erano la bistecca dei poveri, inoltre notevole è la raccolta di noci e secche.

PRODOTTI DELL’ ARTIGIANATO

Locale possono essere acquistati in loco certi della professionalità e buon gusto dei nostri artigiani. Lavori in ferro battuto in continuazione dell’ antica tradizione delle Ferrarie che nel passato resero famosa questa frazione. Oggi al passo con i tempi c’è anche la lavorazione degli infissi in alluminio. Falegnami eredi dei “maestri d’ascia” che lavoravano il pregiato legno di noce locale con una prduzione varia ed artistica. Ceste, sporte, panieri ecc. prodotti con il legno di castagno delle nostre selve. Questui manufatti, nel passato di uso corrente, oggi sono apprezzati anche come oggetti ornamentali e da salotto. Pali di castagno provenienti dal taglio delle selve la cui tecnica di pulitura ed il traposto a valle è rimasto immutato nel tempo. Nell’edilizia abbiamo ottimi lavoratori specializzati. Un maestro del cemento armato, piastrellisti, muratori e stuccatori che continuano in chiave moderna la passata tradizione dei costruttori di mura a secco “macerine”. DON VINCENZO SIMEOLI

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